Un sito web in tedesco apre alle aziende italiane il mercato DACH — Germania, Austria e Svizzera tedesca — oltre 100 milioni di consumatori che preferiscono navigare e acquistare nella propria lingua. Ma tradurre non basta: serve una SEO costruita per i motori usati in area germanofona e, soprattutto per chi vende online, il rispetto di norme e-commerce severe — impressum, AGB, pulsanti d'acquisto a norma — la cui violazione può costare multe e contratti annullati.
Perché un sito in tedesco
Gli utenti preferiscono la propria lingua
Davanti a un sito multilingue, chiunque sceglie la propria lingua madre: si capisce prima e senza ricorrere al dizionario o al traduttore automatico, mai del tutto affidabile. Lo illustra bene Wikipedia: esiste in centinaia di lingue e l'edizione inglese è di gran lunga la più ricca, eppure gli utenti preferiscono consultare le voci nella propria lingua, anche se meno dettagliate, perché tradurre costa tempo. Vale per qualsiasi sito: il pubblico sceglie chi offre prodotti, servizi e informazioni nella sua lingua, anche quando l'offerta in inglese è migliore.
Il mercato DACH e oltre
Un sito in tedesco non serve solo per la Germania. L'area linguistica comprende anche l'Austria e la Svizzera tedesca — i paesi DACH (Deutschland, Österreich, Schweiz) — più le minoranze germanofone sparse in Europa, come quella del Trentino-Alto Adige. In tutto, oltre 100 milioni di potenziali clienti che, potendo scegliere, preferiranno un sito nella loro lingua a quello di un concorrente presente solo in inglese — e per cui sarà più spontaneo scrivere una mail in tedesco.
SEO per i motori in lingua tedesca
Un sito in tedesco è la base per il posizionamento nei paesi germanofoni: solo in questa lingua si possono ottimizzare contenuti, parole chiave e meta tag per i motori locali — Google.de, Bing.de, Ecosia.de — e occuparne le prime posizioni. Il posizionamento ottenuto in Italia, oltre confine, non si trasferisce.
Le norme e-commerce in Germania
Tradurre i testi è necessario ma non sufficiente per vendere online in Germania, dove vigono norme sul commercio elettronico severe e senza equivalenti in Italia. Diverse aziende italiane, ignorandole, hanno rimediato multe e annullamenti di contratti, con perdite anche di centinaia di migliaia di euro. Per legge, un e-commerce rivolto al mercato tedesco deve includere quattro elementi: l'impressum, le AGB, l'informativa sulla privacy e i Kauf-Buttons.
L'impressum
L'impressum raccoglie i dati che identificano chi gestisce un sito commerciale in area germanofona, a tutela degli utenti e contro le attività illecite. Deve contenere: nome della persona o società proprietaria; nome del rappresentante legale; indirizzo fisico (no caselle postali); telefono, fax ed e-mail; eventuale autorizzazione all'attività; partita IVA; numero del Registro Imprese. Vanno rispettate tre condizioni: presenza su ogni sito che genera profitto (esclusi blog e pagine personali); riconoscibilità, senza diciture fuorvianti; accesso facile, idealmente in una pagina dedicata.
Le AGB (condizioni generali di vendita)
Le AGB (Allgemeine Geschäftsbedingungen) sono le clausole che fissano i termini del contratto di vendita: modalità di pagamento, costi e tipi di spedizione, rimborsi e restituzioni, e così via. Valgono anche per loro gli obblighi di presenza, riconoscibilità e accesso.
L'informativa sulla privacy
Come in Italia, anche in Germania gli utenti devono essere informati su come i loro dati personali vengono raccolti e trattati.
I Kauf-Buttons (pulsanti d'acquisto)
I Kauf-Buttons devono essere chiaramente riconoscibili, con diciture specifiche, e permettere all'utente di esprimere il consenso all'acquisto. Prima del pagamento l'acquirente va informato su ogni aspetto della vendita: caratteristiche del bene o servizio, costi comprensivi di tasse, termini per la restituzione.
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